PER AFFRONTARE CON SERIETA’ IL DISSESTO IDROGEOLOGICO CITTADINO
Ieri a Roma il sindaco di Chieti Diego Ferrara ha rappresentato al governo, nella persona del ministro della Protezione civile Nello Musumeci, le emergenze determinate dalle frane che hanno interessato varie zone della città. La risposta è stata la convocazione di una riunione introduttiva portatrice di un metodo. Ma le necessità sono impellenti!
Mi corre obbligo di ricordare quanto c’è da fare, nella mia veste di vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico:
– un progetto di delocalizzazione chiaro e condiviso dalle istituzioni territoriali, che specifichi il luogo preciso in cui ci si trasferisce, in quanto tempo e con quali risorse finanziarie, così come prescritto dall’art. 2 comma 7 del nuovo Codice di Protezione civile, il Codice Rigopiano;
– un incontro urgente di lavoro, preparato idoneamente, con o senza spettatori, con il capo della Protezione civile, poiché è lui che valorizzerà il dossier alimentato dalle istituzioni di ogni livello del territorio regionale, poiché ha l’interlocuzione diretta con il governo per il trasferimento dei documenti e la definizione normativa e finanziaria dei dossier;
– a seguire, un progetto di ricollocazione abitativa e del congiunto piano di ripristino e risanamento della zona rossa, supportati da norme primarie ulteriori, di provenienza parlamentare, occorrenti per superare l’emergenza e non avere sorprese quando le luci non avranno più l’intensità delle prime settimane di evidenza giornalistica;
– Comune, Provincia e (soprattutto) la Regione devono scattare insieme una fotografia dei fabbisogni che sia il più dettagliata possibile, per supportare gli organi dell’ordinamento statuale nella messa in campo di norme appropriate e capienti per previsione e prefigurazione della notevole quantità di attività da garantire. Solo così si riuscirà a risolvere una vicenda che non merita l’impantanamento tipico di certe ritualità ministeriali.
Dopo la giornata romana e, sono convinto, accompagnata senza vizi di ieri, adesso serve cristallizzare tutto ciò che si è detto a Roma davanti al ministro della Protezione Civile, Musumeci, responsabilmente collaborativo, in un appropriato Consiglio comunale dedicato, da convocare urgentemente, sperando anche che ciò che si è detto sia stato verbalizzato documentalmente e durevolmente, come si fa da sempre quando i problemi sono reali, e soprattutto che venga riconosciuta in Consiglio comunale l’agenda di ciò che dovrà essere prodotto con l’aiuto collaborativo di tutte le istituzioni, poiché le emergenze si fronteggiano senza distinzioni politiche.